domenica 19 marzo 2017



 OLD SCHOOL

Mia nonna voleva che andassi  da Danazzo ad imparare il mestiere .  Ai tempi lui  era l’elettricista  che riparava i televisori  di quasi tutto il paese, la figlia stava in negozio alla cassa , rispondeva al telefono.
Mia nonna diceva che quello si era un lavoro sicuro, per lei si doveva vivere  senza tanti problemi  trovando un impiego vicino a casa.
Alla fine  scelsi di fare il fotografo .
Negli anni  ancora mi rivedo  appoggiato alla vetrina delle occasioni fermo  a fissare per ore la mia prima pentax67  o a cercare di leggere il prezzo scritto a penna di un 180  2,8  Nikon che mi sarebbe servito per il servizio del giorno seguente.
La fronte  appoggiata al freddo del vetro, la bocca appena  un po’ aperta, insicuro su che fare.
 Ho ancora quella Pentax , mi piace la roba fatta per durare.  Ho sempre amato le cose un po’ superate, che sono  ostinatamente non nuove . La nottola di Minerva si leva al calar della sera
So di essere old school, non posso farci niente;  vengo da lì, dai libri con la carta  gialla, dalle dita sporche di inchiostro, dal Tri X tirato di uno stop  con il Rodinal.  Con gli anni si impara a convivere con la propria inattualità e come con l’odore di canfora dopo un po’ non  la senti più.
Anche quando scatto in digitale mi capita di pensare se in pellicola per quel  bianco e nero   sarebbe stato meglio    il contrasto del tessar o  piuttosto  la morbidezza  del  planar: e alla fine ho sempre cercato   il digitale imperfetto.
Son più di dieci anni che Danazzo  ha chiuso il suo negozio,  i televisori  non si riparano più, la figlia si è sposata  e vive nel paese vicino.  

Io son qui davanti ad una vetrina in via Palestro  a contemplare  una Contax T,  quella piccolina laggiù, argentata , un bagliore di luce quasi  nascosto dalle tante Canon 5D nere  messe li davanti  perché  nessuno le  vuole più.